Piana di Arezzo e Val di Chiana

Comuni di: Arezzo (AR), Castiglion Fiorentino (AR), Cetona (SI), Chianciano Terme (SI), Chiusi (SI), Civitella in Val di Chiana (AR), Cortona (AR), Foiano della Chiana (AR), Lucignano (AR), Marciano della Chiana (AR), Monte San Savino (AR), Montepulciano (SI), San Casciano dei Bagni (SI), Sateano (SI), Sinalunga (SI), Torrita di Siena (SI)

Piana di Arezzo e Val di Chiana

«La Fortezza del Girifalco è la pancia dove prende forma la parte più importante della mia avventura: la musica: È perfetta per provare, perché siamo in un sotterraneo con mura spesse sette metri. Nessuno ci può sentire, siamo isolati e possiamo avere volumi altissimi. E poi quando usciamo c’è Cortona. La gentilezza delle persone, il cibo buono, l’albergo che tratta la mia squadra come ospiti di riguardo, con le colazioni più buone del mondo. La bellezza della nostra città è per tutti quelli che la amano e Cortona sa ricambiare. C’è anche il viale del Parterre dove fare una corsa prima di provare, visto che poi passiamo dodici ore chiusi tra le mura della Fortezza e si rischia la pazzia. Impossibile desiderare qualcosa di meglio della Fortezza per il nostro laboratorio...».
(Lorenzo “Jovanotti” Cherubini)

 

Sui paesaggi e sulle camminate, tra natura e storia, hanno scritto Albert Camus, René Schneider (in visita a Cortona nel 1905) e molti altri. Ma il riferimento contemporaneo a Jovanotti, cittadino illustre, restituisce l’immagine di un luogo sospeso che ha saputo mantenere l’identità del passato senza per questo snaturarsi o chiudere le porte a ciò che di più moderno c’è. Come la musica pop, ad esempio. Ed è così che Jovanotti racconta a La Nazione la preparazione del suo “Jova Beach Party” del 2019.

Attorno a questi universi gravitano ovviamente i paesaggi di un comprensorio modellato dalle bonifiche leopoldine. Le terre chianine, nei secoli, sono riuscite a trasformare un grande lago stagnante in valore e risorsa. Specchi d’acqua da cui spuntano emergenze collinari documentate anche da Leonardo da Vinci. Qua ci troviamo di fronte a uno straordinario sistema di organizzazione idraulica, agricola e insediativa che ancora oggi è ben visibile.

Il territorio è circondato da una compagine collinare fatta di vigneti e oliveti, dalla catena Rapolano-Monte Cetona e dai ripidi rilievi montani dell’Alpe di Poti. E poi c’è la la piana d’Arezzo, collegata alla Val di Chiana dal sistema insediativo e dalla rete idraulica, che comprende numerose aree umide, naturali e artificiali (Lago di Montepulciano e Lago di Chiusi).

Al centro di tutto c’è - anzi, c’è sempre stata - Arezzo, considerata nodo strategico per le comunicazioni. Se si esclude la città capoluogo, il maggior sviluppo urbanistico ed economico del primo Novecento riguarda i Bagni di Chianciano (oggi Chianciano Terme), piccolo centro cresciuto attorno alle sue terme in età lorenese.

In Val di Chiana è inoltre nata un’agricoltura industrializzata basata su colture specializzate: cereali e foraggi per l’allevamento di suini e bovini di razza chianina (dal 1984 tutelata da marchio di qualità), vivai e frutteti, viticoltura e olivicoltura. La crescita viticola ha riguarda in particolar modo il territorio di Montepulciano.

Piana di Arezzo e Val di Chiana

In epoca preistorica le zone a più alta concentrazione umana si registra attorno all’ambiente lacustre, ricco di animali, mentre la la massima occupazione del comprensorio risale all’Età del Bronzo, in particolare nella zona del Monte Cetona, con stanziamenti in grotta.

In età etrusca la Val di Chiana costituisce la via di comunicazione preferenziale tra l’area centrale e quella settentrionale dell’Etruria. Gli spostamenti avvengono sia via terra sia attraverso le acque dei fiumi.

Sui due colli della futura Arezzo - da sempre centro e fulcro di tutto il comprensorio - non sembra percepibile una presenza umana organizzata in termini urbani fino alla metà del VI secolo a.C. (i centri urbani nasceranno come conseguenza dell’evoluzione politico-economica che in Etruria sancisce il definitivo trapasso tra la società orientalizzante e quella arcaica).

Con la colonizzazione romana, la Valdichiana beneficia di importanti infrastrutture stradali (a cominciare dalla via Cassia) e di infrastrutture fluviali che favoriscono la navigazione del fiume Clanis, organizzato con un funzionale sistema portuale.

Nel I secolo a.C. questo comprensorio territoriale subisce una profonda trasformazione del paesaggio agrario, fin qui caratterizzato dalla presenza di piccole fattorie. Il territorio diventa sede di lussuosi edifici termali, che finiscono per connotare fortemente il territorio.

Nel passaggio fra tarda antichità e altomedioevo il comprensorio comincia a impaludarsi. A partire dal nuovo millennio sembra verificarsi una ripresa demografica che continuerà di fatto fino alla prima metà del XIV secolo; si assiste inoltre all’occupazione delle aree collinari sui due versanti della vallata.

A lungo si contendono la Val di Chiana Arezzo, Siena, Orvieto, Perugia e, per ultima, Firenze, che conquisterà il controllo dell’intera area. Successivamente - e fino all’Unità d’Italia - Arezzo mantenne immutata la sua conformazione urbanistica, pur con le nuove realizzazioni edilizie pubbliche e private che risalgono ai tempi di Cosimo I dei Medici.

I processi di territorializzazione più incisivi dell’età moderna riguardarono però la bonifica e la colonizzazione della Val di Chiana. Il sistema di fattoria rese indispensabile la costruzione dei centri aziendali con residenze degli agenti, stalle, granai, tinaie e cantine.

Tra Ottocento e Novecento, la Val di Chiana maturò i caratteri della bonifica ben riuscita, presentando un territorio fertile in cereali, bestiame, vino e seta, con un’organizzazione incentrata su coltivazioni promiscue, allevamento bovino, poderi e fattorie a mezzadria.

Piana di Arezzo e Val di Chiana

Il territorio è costituito dal sistema di pianura intermontana di Arezzo e della Val di Chiana, fino a comprendere la dorsale di Rapolano e Monte Cetona, che mostra - caso non molto comune in Toscana - i caratteri di una catena “anziana”. Nonostante la sua importanza strutturale, infatti, la catena ha natura quasi interamente di collina, con la sola eccezione della montagna calcarea del Monte Cetona.

La Val di Chiana e il bacino di Arezzo sono due segmenti intermedi di un lungo allineamento di depressioni tettoniche ad andamento appenninico (sono compresi il Mugello, il Valdarno di Sopra, il Casentino e la Val di Paglia).

Il comprensorio potrebbe essere descritto come un paesaggio d’acqua. Oltre alla bonifica che per grandezza, carattere innovativo e importanza storica è una delle più grandi bonifiche del mondo, esiste un altro piano idraulico, meno visibile ma altrettanto importante.

Visivamente l’area offre una notevole e strutturata associazione di paesaggi di pianura, collinari e montani, che si articola lungo l’intero asse delle depressioni e nei loro rapporti con i rilievi.

Si tratta di uno dei paesaggi più “aperti” della Toscana, con visuali fortemente influenzate dalle asimmetrie dei rilievi e posizioni di grande dominanza percettiva lungo il margine orientale, tra le quali il nodo rappresentato da Cortona.

Al suo interno sono presenti numerosi geositi, aree protette delle riserve provinciali e siti di importanza regionale. Nelle aree preappenniniche, i siti più rilevanti sono quelli del Monte Dogana, delle Brughiere delle Alpi di Poti, del Bosco di Sargiano e del Monte di Ginezzo.

Piana di Arezzo e Val di Chiana

Arezzo, una città da Oscar. Roberto Benigni è infatti nato a Castiglion Fiorentino, comune della provincia aretina che conta circa 13mila abitanti. Ma è nel capoluogo che ha girato alcune scene di “La vita è bella”, che gli è valso il riconoscimento dell’Academy come miglior film straniero.
 
Ma se in quel caso a essere protagonista è soprattutto il Teatro Petrarca, sono i richiami paesaggistici a colpire la sensibilità degli artisti che nei secoli hanno ritratto il territorio. Molti di loro sono stranieri, per lo più di passaggio. Tutti loro hanno sempre notato la fertilità delle terre, frutto dell’opera di bonifica granducale.

Per il critico letterario e poeta inglese John Addington Symonds, che nel 1874 saliva a Montepulciano, l’incantesimo della vista superba che gli si apriva davanti era composto da vari fattori. Per primo «l’immenso spazio che ci circonda, uno spazio che include catene di monti lontani, simili a nuvole, e i cristalli degli Appennini azzurri come il cielo; che circoscrive paesaggi di raffinata amabilità dei dettagli, sempre vari, sempre contrassegnati da elementi di specifico interesse dove possono indugiare l’occhio e la memoria». E poi c’erano i vari elementi naturali: laghi colline città dai nomi antichi nel nome di un’unica armonia.

Se la veduta del Trasimeno con Castiglione del Lago sfora le odierne divisioni, è pur difficile resistere a questa insolita visione che il Beato Angelico concepì lì dove la visse, a Cortona, e dove resta oggi la pala stupenda in cui la pose.

Un altro punto d’osservazione perfetto doveva essere Arezzo, che ritroviamo asciutta e turrita entro le mura quanto cinta da coltivatissimi campi nell’affresco di Benozzo Gozzoli, ben visibile a Montefalco. L’articolazione degli Appennini alla spalle con la vasta piana che si allarga ai piedi della città di pietra è un marchio da difendere, anche quando lo sguardo ipermisurato di Francesco Fontani livellerà i monti a colli, esaltando la fertilità di una campagna da passeggio.

In “Colli di Montepulciano” (1937), Mario Vellani Marchi ferma uno scorcio qualsiasi tra la Val d’Orcia e la Val di Chiana, senza emergenze riconoscibili come potrebbero essere i borghi turriti sui poggi o il profilo maestoso dell’Amiata.

Insomma, in ogni mano (e in ogni sguardo) c’è sempre la ricerca del profilo della città. Un dato di stile, questo, che riporta ai modellini lignei della città che i santi patroni offrivano per la benedizione alla Vergine o al Cristo. Un elemento simbolico che rafforza uno stereotipo da cartolina. A differenza di Joseph Pennell (Veduta di Torrita, Uffizi), Arthur Bowen Davies può intitolare la sua veduta toscana “Una città italiana su una collina” senza nemmeno premurarsi di offrirne le coordinate.

Perché ciò che conta è il sistema perfetto tra cittadella, campi coltivati e lontananze azzurre.