Maremma grossetana

Comuni di: Campagnatico (GR), Castiglione della Pescaia (GR), Cinigliano (GR), Civitella Paganico (GR), Grosseto (GR), Magliano in Toscana (GR), Scansano (GR)

Maremma grossetana

«La provincia doveva essere un po’ tutta così, fosse America o Russia, o la nostra città. La provincia, culturalmente, era la novità, l’avventura da tentare. Uno scrittore dovrebbe vivere in provincia, dicevamo: e non solo perché qui è più facile lavorare, perché c’è più calma e più tempo, ma anche perché la  provincia è un campo d’osservazione di prim’ordine. I fenomeni sociali, umani e di costume, che altrove sono dispersi, lontani, spesso alterati, indecifrabili, qui li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali».
(Luciano Bianciardi, Il lavoro culturale)

«È tutta così la Maremma? Cammini, cammini, non incontri nessuno e non arrivi mai in nessun posto».
«E in che posto vorresti arrivare?».
«E Massa... Sentivo sempre dire: Massa, Massa, e invece Pomarance è un oro in confronto».

(Carlo Cassola)

 

Insieme, Cassola e Bianciardi, hanno firmato "I minatori della Maremma”. Un saggio-inchiesta che i due "colleghi" - entrambi insegnanti al liceo Carducci-Ricasoli di Grosseto - hanno scritto per raccontare l'esplosione del pozzo di Ribolla. Dei due, Luciano Bianciardi è l’intellettuale di provincia. Dopo aver lasciato la sua Grosseto per Milano - e aver ottenuto il successo con la pubblicazione del libro “La vita agra” - fa ritorno in maremma. Del paesaggio, Bianciardi, racconterà l’anima.

Un’anima che fu paludosa prima che le bonifiche di inizio Novecento intervenissero sulla natura. Un cambiamento dal sapore acre. Perché strappare terre alle paludi improduttive con le armi messe a disposizione dallo stato fu più che altro una forma di “conquista”. Non di solo restauro territoriale si trattava. Non era solo il prosciugamento delle paludi, l'inalveamento dei fiumi o la creazione dei canali di scolo. Perché furono costruiti ponti, strade e caseggiati per i contadini.

Insomma, si ridisegna il territorio. E se i fotografi dell’Istituto Luce indugiarono sulla distesa infinita dei campi coltivati, be’, non era per sentimentale piacere del cuore, ma per rendere evidente l’ampiezza d'intervento della politica risanatrice che successivamente porterà allo sviluppo di centri turistici (come Castiglione della Pescaia e Marina di Grosseto).

Al netto delle bonifiche, la Toscana interna - compresa tra Siena, Grosseto, l’Amiata e le Colline Metallifere - è un organismo pulsante e vivo. Da una parte è chiuso dalle fortezze che in età moderna difendevano il Granducato, dall’altra aperto al mare (e del mare profondamente bisognoso).

Eccole, le fortificazioni. Anch’esse intervengono su questo paesaggio colto, storico, modificato dall’uomo, al pari delle celebri colline fiorentine punteggiate di bianche ville. Le fortezze si snocciolano come grani di un rosario a distanza regolare, mappando il paesaggio e al contempo entrando a far parte di esso, in stretta collaborazione con quanto già deciso e attuato dalla natura.

Maremma grossetana

Durante il paleolitico la zona era frequentata soprattutto sui monti dell’Uccellina. Fra la fine dell’età del Bronzo e l’età del Ferro i villaggi, fino a quel momento posti su aree naturalmente fortificate, vengono abbandonati a favore di luoghi di conformazione simile, ma molto più estesi. È così che hanno origine le maggiori città etrusche.

Tra la fine dell’età orientalizzante e l’inizio dell’età arcaica, le maggiori città etrusche mostrano la tendenza a procurarsi uno sbocco sul mare e a fondare insediamenti portuali. È solo nel IV secolo a.C. che le campagne riprendono a popolarsi.

La conquista romana di questa parte dell’Etruria si colloca fra il 294 (Roselle) e il 282 a.C. (Vetulonia). A partire dalla fine del II secolo d.C., invece, l’insediamento nelle campagne si dirada e molte ville sono abbandonate. Fra V e VI secolo la zona viene cristianizzata. Lontano dalla costa, e spesso sulle alture, si diffondono poi insediamenti aperti, seguiti nei secoli dall’incastellamento.

Con il XII secolo inizia l’espansione in Maremma del Comune di Siena, che si affermerà definitivamente nel XIV secolo. Con i Medici, che si accaparrarono vaste proprietà agricole, si continuarono a sfruttare le risorse naturali (pascoli, saline, stagni e paduli), con provvedimenti a danno delle popolazioni maremmane. Infine il governo di Ferdinando III (1790-99) e la dominazione napoleonica (1800-14) comportarono un arresto della fase evolutiva dell’età illuministica.

Per tutto l’Ottocento persistettero i tradizionali squilibri tra le “due Maremme”: l’interno collinare (in parte guadagnato all’agricoltura promiscua e alla piccola azienda familiare) e la pianura costiera, ancora poco popolata.

La svolta risale all’epoca fascista. Con i decreti regi del 1923 e del 1924 sulle bonificazioni dei paduli e dei terreni paludosi, la bonifica si trasformava da operazione idraulica in riorganizzazione territoriale dei comprensori di grande interesse pubblico.

Maremma grossetana

Il territorio maremmano è articolato in un complesso mosaico di paesaggi. Qua il mare, collina e montagna si uniscono a creare un ambiente unico. L’articolazione paesaggistica costituisce un valore in sé, rinforzato dalla permanenza di buoni caratteri di naturalità e dalla limitata pressione insediativa.

Gli assi dominanti del complesso territorio dell’ambito sono rappresentati dalla costa e dal Fiume Ombrone. Sia la costa sia le valli fluviali presentano un andamento articolato, segnato dai diversi sistemi di rilievo.

Gran parte della costa è bassa, prodotto dei fenomeni di subsidenza differenziale che hanno avuto un ruolo determinante nella storia geologica del territorio.

Solo in corrispondenza dei rilievi del Poggio Ballone-Gavorrano e dei Monti dell’Uccellina si ha una costa alta, rocciosa. Sia nella pianura principale (Ombrone-Bruna) sia nel Pian d’Alma, la costa bassa si presenta con la classica struttura di una costa subsidente. La fascia di costa a dune e cordoni assume invece notevole profondità nella pianura principale.

Alcune zone umide, come la Diacccia Botrona, conservano ancora caratteri originari del territorio maremmano, un tempo occupato dall’esteso lago Prile che si formò circa 12mila anni fa. Altri settori del litorale conservano memoria dell’evoluzione della costa, come nel caso dei cordoni dunari a cavallo della Bocca di Ombrone (i più antichi dei quali risalgono al VII secolo a.C.) o della falesia relitto di Collelungo, all’interno del Parco dell’Uccellina.

Ampie zone del territorio, soprattutto lungo la costa sono incluse in aree protette e parchi naturali. Nella falesia si aprono diverse grotte segnalate per il loro interesse geologico e naturalistico (geositi). E nella stessa zona è inoltre presente una delle dune più grandi d’Italia (di Collelungo). La fascia costiera è quasi completamente tutelata da siti di interesse: sono protetti gli ambienti di duna, zone umide, pinete, boschi costieri e pianure. Anche gli isolotti delle Formiche di Grosseto sono soggetti a tutela e offrono paesaggi naturali di superficie e sottomarini di notevole bellezza.

A testimonianza di un recente passato rimangono alcune miniere abbandonate, molte delle quali sfruttate già ai tempi degli etruschi. Tracce dell’attività estrattiva si ritrovano nei pressi di Pereta e Cerreto Piano (Antimonio, Solfo e Cinabro), Casal di Pari, Monte Acuto (rame e antimonio) e Baccinello (lignite).

Maremma grossetana

«Non c’è maremma senza collina». Eccola lì, la maremma. Quella terra che dalla collina vede il mare. Come quello che si apre sullo sfondo del riposo maremmano del macchiaiolo livornese Giovanni Fattori. Una coppia di buoi, un carro che proietta un ombra nella quale si stendono due contadini.

Qua convivono anime diverse. La partecipazione del selvatico, la dimensione domestica, il rapporto con l’interno. E poi le colline e il tema della salubrità. Elementi che si leggono con evidenza nel traghettamento maremmano di Memo Vagaggini.

Quella del paesaggio maremmano è una lettura trasversale che comprende tutti gli elementi, dalle crete alla costa, giù fino a Grosseto. Renato Fucini ci consegna uno squarcio possente di questo movimento, dalla costa all’interno e viceversa, che non era affatto sconosciuto ai lavoratori maremmani: livido, il quadro, quanto le anime spossate di intere generazioni di contadini e butteri.

Una partecipazione sentimentale che scompare dalle immagini più recenti che raccontano ritorno all’ordine di un paesaggio un tempo selvaggio. Per Guido Biffoli la maremma è terra di bonifica, restituita al lavoro dell’uomo e al profitto, nel solco di quanto si era visto con Guido Ferroni. “Colonica toscana” è un esempio tipico dell’immaginario agrario del ventennio, quando le campagne erano il set privilegiato della propaganda.

Non stupisce, quindi, che la forma della maremma addomesticata includa anche i borghi di mezza collina, presentati ancora nelle cartoline del dopoguerra come già faceva negli anni Trenta Alberto Salietti. Ovvero in perfetto ordine.

Lontanissima da queste immagini la maremma che Giovanni Fattori aveva dipinto per tutta la vita, dove la quiete assoluta di quei luoghi desolati aveva una forma classica: nel rispetto di quei monti boscosi, di quelle paludi buone per la caccia, di quelle marine schiaffeggiate dal vento, mantenuti distanti dall’artificio anche edile dell’uomo.