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28-apr-2020

I parchi chiedono di riaprire le montagne

Il Parco delle Foreste casentinesi si schiera con Federparchi sulla fruibilità delle aree naturali

 

La federazione che raccoglie gli enti di gestione delle aree protette italiane, Federparchi, di cui il presidente del parco nazionale delle Foreste casentinesi, Luca Santini, è membro del consiglio direttivo nazionale, chiede all'esecutivo maggiore chiarezza circa la fruibilità delle riserve naturali e delle aree montane in generale.

Nel Dpcm del 26 aprile (“Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da Covid-19) non vi è alcun riferimento chiaro alla fruibilità dei parchi nazionali e delle aree naturali protette, e si rischia di introdurre elementi di confusione.

Da tempo la scienza medica ha rimarcato i benefici che la natura arreca alla salute, e gli enti parco sono in grado di garantire già da adesso distanziamento e sicurezza. Inoltre, le guide ambientali - elemento importante della filiera di quel turismo sostenibile che può avere un ruolo strategico per la ripartenza del Paese - possono aiutare al rispetto delle regole.

«I Parchi chiedono di poter ripartire - dichiara Luca Santini - con spirito costruttivo e senza alcuna polemica nei confronti del Governo, che si è  trovato a gestire un'emergenza senza eguali che ha toccato tutti i settori della vita dello Stato. L'attività  fisica a contatto con la natura, anziché per strada, è un modo per rigenerarsi psicologicamente, senza che venga meno la sicurezza sanitaria. La chiarezza circa le norme è essenziale per non esporre i cittadini al rischio di errori e sanzioni. Deve essere chiaro, in un quadro definito di regole che vanno rispettate, a partire dagli eventuali sistemi di protezione individuale, se si possono cercare i funghi, se si può camminare per un sentiero; fermarsi ad ascoltare i rumori della foresta, oppure ad ammirare un panorama seduti su una pietra. Svolgere queste attività individualmente non arreca danno alla sicurezza sanitaria e offre la possibilità agli abitanti dei comuni montani di uscire di casa».